Del giornalismo e dei media, dei
TG e altre cagate.
In questo periodo,
complice la mia situazione precaria, mi sono ritrovato ad avere di nuovo una
televisione nella casa dove vivo provvisoriamente, dopo anni che non ne
possedevo una.
Dal 2009 al 2013 sono
sopravvissuto senza TV, naufrago reietto in un mondo schiavo del plasma (in
altri tempi avrei scritto “tubo catodico”, ma la tecnocrazia avanza e non fa
prigionieri)
Sono sopravvissuto
direi bene, ho impiegato il mio tempo libero (quantità mostruosa e
destabilizzante – provate a fare un po’ di conti - ) per scrivere tre (3) libri
e magari avrei scritto di più se solo non avessi avuto bisogno di lavorare. Tra
l’altro un personaggio di un mio romanzo, in un accesso di sconforto e rabbia,
sfonda con un piccone lo schermo della sua vecchia TV, lasciando lo stesso
piccone dentro l’apparecchio e gettandovi all’interno il telecomando. Simbolo enfatico
di un definitivo e violento rifiuto all’accettazione silenziosa del brodo
quotidiano. Nonostante l’indubbio fascino magnetico che lo schermo colorato mi
trasmette, osservo da tempo i programmi con distacco, cercando di coglierne i
significati malcelati.
Non ho accesso a
piattaforme varie di intrattenimento e quindi bevo il brodo base, la minestra
economica. Direi il menù turistico: primo, secondo, contorno, bevanda e caffè,
dieci euro.
Da pubblicitario poi,
mi soffermo quasi di più a leggere i messaggi e i contenuti degli spot.
Non voglio soffermarmi
sui palinsesti e sui format, che meriterebbero molto più spazio e tempo, ma
voglio soffermarmi sui contenuti giornalistici dei media moderni. TV e
internet.
Le regole cardine del
buon giornalismo di scuola anglosassone sono note e racchiuse nella regola
delle 4W+H :
Chi? Who
Quando? When
Dove? Where
Perchè? Why
Cosa? What
Come? How
Quindi, passando da
questo setaccio interpretativo tutti gli articoli redatti ogni giorno, si
arriva allo schifo di giornalismo becero e triviale che abbiamo davanti e che
dovrebbe servirci per costruirci un’opinione (caso mai contasse qualcosa ai
fini elettorali) su un fatto politico, sociale o di cronaca.
Il sacrosanto diritto
all’informazione diventa un teatro di nefandezze da bassifondi, uno spettacolo
splatter dove vince chi crea più ribrezzo nello spettatore che ormai si è quasi
assuefatto, ed ha bisogno di dosi sempre più forti di sangue. Ma come avviene
questa trasformazione? Da quando la forma è padrona della sostanza?
Più o meno queste
regole giornalistiche vengono applicate così:
Il signor Johnes
Stamattina alle 10,07.
A New York . Nella
cucina del suo appartamento.
Ha ucciso sua moglie.
A causa della sua
mania per lo shopping.
L’ha colpita con un
corpo contundente.
La notizia (ovviamente
inventata) prende vita e man mano che passano le ore e le agenzie che la
“battono”, si modifica e cresce non nei suoi contenuti, ma nel fango e nel
sangue che la ricopre. Così dopo poche ore sentiamo del signor Johnes, individuo solitario e schivo che passava il
suo tempo tra bar e siti pornografici, nel suo sudicio appartamento invaso da
topi e scarafaggi (con intervista ad alcuni scarafaggi frequentatori della sua
casa) in un raptus di follia e al culmine di una ennesima lite con sua moglie,
colpevole di usare i pochi soldi di casa per comprarsi dei collant, afferra un
cacciavite e con diabolica ferocia, crivella la donna di colpi. 72 in tutto,
soprattutto al viso e agli organo genitali. Ecco a voi le foto di ciò che
rimane della povera donna. E via sanguinando.
Così, il TG invece di
diventare occasione di informazione e dibattito in casa, diventa una sequela di
trailers da film horror, proprio durante la cena. E si affetta il pane o si
soffia sul risotto con l’occhio allo schermo, e invece di piangere per le
notizie, si pensa al secondo, alle
patate che si sono attaccate, maledizione e altre amenità del genere, mentre la
propria coscienza viene sotterrata, e va a farsi fottere, e allora io mi
chiedo:
Chi? Chi ha stabilito che mi devo informare in questo modo e con questo
stile? Chi ha stabilito che io debba ascoltare solo questo tipo di notizie?
Quando? Quando è iniziata questa moda trash e perché nessuno ha arginato il
fenomeno riducendoci all’indifferenza emotiva?
Dove vogliono arrivare continuando così?
Perché nessuno e dico nessuno, cambia registro? Tutte le reti si copiano e
competono su chi vomita meglio, su chi ha le scariche di diarrea che arrivano
più lontano, su chi ha i giornalisti più aggressivi, faziosi fino alla nausea e
tendenziosi che fanno finta di dibattere, ma non lasciano mai spazio alla
controparte.
Cosa e ripeto, cosa provoca in ognuno di noi un’informazione di questo
genere?
Ve lo dico io cosa
provoca.
Provoca Paura.
Provoca Razzismo.
Provoca invidia e
insoddisfazione.
Provoca rabbia.
Provoca indifferenza.
Il peggiore dei mali.
Ma fa audience! Tutta
lì la mission del giornalista nouvelle vague, l’audience, per far contento il
capo.
L’horror fa audience,
ascolti, picchi di vette dei monti di denaro. I video più violenti diventano
virali e si rincorrono di spettatore in spettatore, c’è sangue, qualcuno muore,
muore male. Facciamo audience. Dietro al paravento trasparente
dell’informazione, neanche tanto nascosta, c’è una vecchia e grassa baldracca
che conta i denari.
Meno male che c’è
l’intrattenimento, wow! Stasera c’è NCIS o come diavolo si chiama … allora sì
che potremo vedere nei dettagli come il cacciavite del signor Johnes è entrato
negli organi genitali della moglie e da dove ne è uscito, con dovizia di slow
motion a colori vivissimi.
E questo deleterio seminare
nelle nostre menti viene fatto con metodo e dedizione, giorno dopo giorno, anno
dopo anno e come pretendete che non abbia effetto?
Ecco il mondo intorno
a noi signori! Violenti, insoddisfatti, arrabbiati, insensibili, opportunisti,
e via discorrendo. I figli dei media del vomito. Venghino signori venghino a
vedere lo spettacolo. Ecco i frutti delle vostre coltivazioni mentali, ecco i
risultati dei vostri esempi. Ecco lo scempio dell’animo umano!
Ma io voglio rimanere
un uomo che si commuove, un uomo che piange. Un uomo.
Non mi rimane che
cambiare canale? Non credo.
Spegnere direi, oppure,
cambiare pianeta.

