Gli uomini sessuali, le donne
sessuali, il family day e il famolo gay
Moralizzare? No, grazie, troppa fatica e poi non è di moda, dà fastidio
e fa venire il prurito.
Tra sassolini nelle scarpe e il politicamente corretto, una provocatoria
analisi semiseria, come la vita.
Nel senso, non prendetemi troppo sul serio, ma neanche voi …
Complice il can can dei media incaricati di fare audience per ingrassare
la baldracca della padrona e il suo pappone, abbiamo assistito in questi
giorni, ma anche nei giorni prima e prima ancora e che balle … al solito
sfiancante e inutile dibattito sul family day e sulla presunta discriminazione
dei gay.
Queste le squadre in campo: alla vostra sinistra, guarda caso … le
associazioni di diritti omosessuali,
LGBT, media progressisti (ma di quale progresso si parla poi? Progresso sarà
quando nessun bambino sul pianeta andrà a dormire affamato) Deborah del terzo
piano, centri sociali anticlericali, e via anarchizzando.
Dall’altra parte le chiese e il papa, i conservatori, i cattolici e CL,
i tradizionalisti, i non esageriamisti, le sentinelle in piedi, gli
anti-anti-contro-no global.
Il titolo in palio è se gli omosessuali potranno finalmente, liberamente
sposarsi e fare finta che vada tutto bene … come gli altri, mettere su
famiglia, fare figli, contrarre mutui, avere la reversibilità della pensione,
un asse ereditario, adottare il figlio del compagno (ma non avrebbe già un altro genitore
naturale?)… e via discorrendo, anche se mi pare, dai toni e dall’enfasi dei
media che la questione che più sta a cuore a tutti sia la questione del matri-monio.
Matri, non a caso.
Iniziamo dalla presunta discriminazione sociale a danno degli
omosessuali. Allora, a me risulta che nel gotha della moda, dello spettacolo,
ai vertici di molte aziende di comunicazione, dei creativi, ai vertici di radio
tv e giornali, ci sia una maggioranza di gay. Quindi mi pare un fatto che non
ci sia discriminazione a livello professionale. Discriminazione in giovane età?
Quella è possibile, ma ascoltando le cronache mi pare che bulli e ignoranti si
scaglino non solo contro i gay, (che in genere in giovane età tra l’altro
difficilmente ammettono la loro condizione) ma anche contro i grassoni cicciobombi, le
ragazze cozze, secche, racchie, i secchioni, i disabili, gli stranieri (provate
a essere neri in una classe di bianchi) quelli che hanno un’altra religione,
un’altra squadra del cuore, insomma chi è diverso dal “branco” è oggetto di
discriminazioni, ma non assistiamo tutti i giorni a manifestazioni per il loro
orgoglio e le loro rivendicazioni.
Ma questa presunta e pubblicizzata discriminazione non sarà invece un disagio soggettivo che
angustia la persona omosessuale? Non saranno forse i suoi travagli interiori
dall’età in cui lo scopre? Non sarà la paura di ammetterlo prima a sé stesso e
poi alla famiglia e a tutti e ad identificarsi come tale? Io credo che per
molti di loro, il disagio interiore sia
molto forte, conosco alcune persone omosessuali ( e ad alcune di loro sono
molto legato) che hanno avuto e hanno
paura di rivelarlo, anche ai propri genitori, se ne vergognano, hanno paura di
deludere, ferire e comunque causare angustia.
Conosco qualcuno ormai adulto (45 anni) che ancora non l’ha detto ai
genitori e sta malissimo. Ma queste non sono discriminazioni, sono sofferenze.
È dolore personale.
Il disagio è causato dalla cultura del territorio (Italia) dalle radici,
dal retaggio morale, culturale e soprattutto religioso. E qui veniamo ad un
altro argomento attuale:
Questo papa pareva più figo!
Ora condanna ciò che prima accettava, quando aveva detto che basta l’amore … Ma così non è …
Il papa (e vi sta parlando una persona non religiosa ma di retaggio
cristiano) è l’autorità massima della chiesa cattolica che basa i suoi precetti
e i suoi dogmi sui libri sacri della Bibbia e del Vangelo e dei primi padri
della chiesa tipo san Paolo e sant’Agostino.
Il papa non potrà mai essere d’accordo coi “progressisti” che reclamano a gran voce il
matrimonio tra gay e tutte le sue derivate e implicazioni.
Non potrà mai.
Dovrà comunque difendere la sua fede e dovete rispettarlo per la sua
integrità. Ora non parlo qui del comportamento dei preti che ormai è noto, ma
parlo di concetti.
Il matri-monio, secondo le scritture, è stato istituito da Dio in
persona quando ha sposato la prima coppia umana, un uomo e una donna e li ha fatti
diversi, in maniera che avrebbero potuto riprodursi.
Diversi tra loro, mi capite?
Il matri-monio è stato creato e modellato dal suo inventore e detentore
del brevetto e prevede una unione permanente di un uomo e una donna al fine di
creare una famiglia e alfine di prefigurare con questa unione il matrimonio del
più grande Adamo, Cristo, con sua moglie , la congregazione.
Non lo sapevate? Allora è meglio che ripassiate la Bibbia col vostro
prete, se siete cattolici.
Quindi, con questi presupposti, come potete sperare che il papa possa
benedire l’unione di due uomini o due donne? Non sarà mai. Quanto meno, non si
tratterrà di Matri-monio.
E non si tratta di tempi che cambiano. Di modernità. Non c’è nulla di
nuovo nei comportamenti umani, l’omosessualità era diffusa ampiamente anche
poco dopo la comparsa dell’uomo (Sodoma e Gomorra – non quella di Saviano, ma
simile) e poi ai tempi cristiani, dopo il messia, l’omosessualità anche allora era
comune tra i romani e i greci che addirittura incoraggiavano gli uomini alla
moda di avere un giovane amante dello stesso sesso ma NON era consentita tra i
cristiani. San Paolo la condanna senza mezzi termini. Impose anche la regola di
espellere dalla congregazione chiunque praticasse tali tipi di condotta
(insieme ad altri)
Quindi non aspettatevi che il papa faccia una conversione. Non lo farà.
Perché gli omosessuali vogliono che una chiesa sovverta le proprie
fondamenta per venire incontro alle loro esigenze? Non succederà. A livello individuale ognuno di loro è un
individuo da amare e per il quale il Cristo si è sacrificato, e troveranno
sempre braccia aperte per accoglierli, ma non succederà che la chiesa si adegui
alle loro richieste di legittimare e santificare le loro unioni secondo dei
riti che hanno basi diametralmente opposte. (La Spagna cattolicissima
ha sorpreso tutti con il referendum, ma la chiesa spagnola ha condannato il gesto)
<< Ma noi in Italia siamo in uno stato LAICO !!!!>>
Vero! Ma laico non vuol dire ateo attenzione! Per avere quello vi
incoraggio a trasferirvi in un paese sovietico dell’estrema sinistra. (Corea del Nord per esempio) Laico
vuol dire che non sono i capi religiosi a governare il popolo (come avviene
invece nella teocrazia mussulmana) ma un parlamento eletto democraticamente
(sigh).
I governi democratici come il nostro(sigh), sono composti per la
maggioranza da persone che hanno un retaggio e una cultura cristiani,
unicamente perché sono presi dal territorio che è intriso di questo. Quindi
fate un po’ voi.
(100.000 ferventi in piazza San Pietro per padre Pio ecc … la dice lunga
sulla cultura italiana)
Questo l’aspetto religioso. (In Italia almeno, non so come la pensino i
presbiteriani, valdesi, protestanti in genere)
L’aspetto morale.
Le questioni morali, oltre che dalla propria coscienza, sono decise
dalla legge, dai codici. La legge è fatta dagli uomini del parlamento e gli
uomini, come abbiamo visto, hanno un retaggio
e una cultura cristiane, (parlo sempre del nostro belpaese) e questo ovviamente influenza le loro
decisioni.
Giusto o sbagliato? Non spetta a me dirlo, sto solo analizzando la cosa.
Non aspettatevi, omosessuali, che il parlamento dall’oggi al domani,
cambi posizione sulla questione morale. Non sarà facile né indolore.
Ma è giusto che altri decidano la morale di tutti noi? Perché il
problema è questo alla fine.
Faccio qualche domanda poi rispondetevi tra i denti da soli.
Qualcuno deve stabilire se posso avere rapporti con un bambino, un
ragazzino o un minore? Qualcuno mi deve punire? Qualcuno deve stabilire un’età
del minore? Qualcuno ha stabilito che si diventa maggiorenni a 18 anni?
Qualcuno deve stabilire se posso avere due o più mogli?
Qualcuno deve stabilire se posso sposarmi con un parente? E affine
quanto?
Posso andare a spasso nudo? Qualcuno deve stabilirlo.
Posso fare l’amore con il mio
partner in auto in un parcheggio? O frequentare campi nudisti?
Qualcuno deve stabilire delle regole sul materiale pornografico? Sulla
violenza degli spettacoli?
Insomma come vedete la questione morale abbraccia molti campi e riguarda
quasi sempre il codice penale.
Il retaggio e la cultura cristiani hanno sicuramente influito su queste
leggi, infatti in molti paesi non cristiani e non cattolici, alcune di queste
leggi, non esistono o sono diverse, ma un controllo morale esiste ovunque per
salvaguardare il “comune senso del pudore” che è innato.
Quindi ripeto, non aspettatevi dal parlamento un immediato dietro front.
La questione morale è sempre strascomoda. Se non ci fossero i “legislatori
morali” (chiamiamoli così, l’insieme di retaggio, cultura, religione, coscienza
propria) il mondo avrebbe una deriva perversa verso comportamenti dove tutto è
lecito. Chi mi impedirebbe di fatto di sposarmi col mio cane? Qualcuno i
paletti li deve mettere, ruolo scomodo, vero, ma io sono d’accordo che una
vigilanza venga esercitata.
Il problema, concludendo, non credo sia la questione della
discriminazione dei gay, perché secondo me non esiste, almeno non nelle
accezioni di cui tanto si parla, io
credo invece che il problema di fondo oggi, e non solo in questo contesto, sia che ognuno vuole fare ciò che gli pare e chiede e
urla che vuole essere accettato. Ma non è così. In una società ci sono diritti
e doveri, ma in una società incentrata sull’egoismo, figlia di decenni di
lassismo morale, civico, figlia di educazioni troppo liberali, i doveri vengono visti come un’ usurpazione
dei propri diritti.
Vi faccio un breve esempio per farvi capire cosa intendo.
Io ho vissuto la mia infanzia a Milano, fino ai 15 anni circa. Ricordo
che (erano gli anni 60/70) sul tram e
sui bus, si saliva da dietro e si scendeva al centro. Davanti salivano solo i
tesserati mi pare.
Guardate ora in una qualsiasi grande città. Tutti fanno quello che gli
pare. I cartelli ci sono sulle portiere, ma nessuno vi fa caso. Normale,
pensano i nuovi utenti dei mezzi pubblici. Ma normale non è. È una violazione
comune, ampiamente accettata, da ritenersi una consuetudine. La norma è stata
dimenticata. E potrei fare un lungo elenco di queste consuetudini. In nome di
cosa? Di una libertà? Di una protesta? Di un’affermazione personale? Ma la mia
libertà finisce sempre dove comincia la libertà di un altro …
E i ragazzi di oggi, gli stranieri che arrivano da luoghi senza molte
regole, hanno conosciuto solo questo modello di uso dei mezzi pubblici. Capite
perché è importante un’analisi del passato e un confronto?
E comunque, vi dico, che i problemi per cui scendere in piazza sono
convinto siano ben altri e non sto ad elencarveli, anzi sì qualcuno come promemoria.
Il vero discriminato è il pensionato che non arriva a fine mese, mentre
intorno a lui ci sono pensionati che percepiscono in un mese quello che lui
percepisce in due anni, o il poco abbiente che si deve pagare il ticket. O il
malato che aspetta mesi per una visita e intanto muore, mentre il malato
benestante si cura a pagamento. Discriminato è il bambino che si deve portare
la carta igienica a scuola, o che non può cambiarsi i libri tutti gli anni, o
che non fa educazione fisica perché non c’è la palestra, mentre i figli dei
benestanti frequentano scuole private, università care e trovano impieghi di
prestigio.
Discriminato è l’esodato di 55 anni che non sa cosa fare, mentre i suoi coetanei magari sono pensionati da 10
anni. Discriminata è la casalinga divorziata senza sussidio … volete che
prosegua?
Non credo.
Lancio un appello ai genitori.
Invece di fare i genitori fighi,
che vanno a manifestare solo per i matrimoni gay, date anche altri
esempi ai vostri figli, i vostri figli non hanno i metri di paragone che avete
voi, che ho io. Noi abbiamo vissuto altre epoche, cavalcato altri ideali,
sappiamo che c’è stato altro in passato. Ma loro no. Loro considerano normale
questo stato di cose. Ma normale non è. Allora indignatevi e fateli indignare
per tutto il resto, non cadete nel tranello della baldracca dei media,
l’audience, che serve solo a far contare denari ai padroni.
I “NO” non vanno detti solo ai
bambini. Così si cresce e ci si sviluppa nel rispetto della comunità alla quale
si appartiene.



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